Volo acrobatico e rischiPagina: 2/4 (950 totale parole in questo testo) (4681 Letture)  Però, nel rispetto delle decisioni altrui, ciascuno deve secondo me porsi i giusti problemi e, possibilmente, indirizzarli a soluzione. Senza drammatizzare: siamo grandi e non possiamo non sapere che il volo (acrobatico o no) è un'attività che implica un rischio, che gestiamo con addestramento, attenzione, manutenzione eccetera ma che rimane sempre un rischio. A noi tutti il compito di gestirlo affinchè non generi fatti drammatici.
Anch'io sostengo, e da tempi non sospetti prendendomi all'occorenza anche delle contumelie, che l'Unlimited di oggi è esagerata: direi che non è uno sport estremo bensì uno sport estremista, ossia dove vince chi sopravvive. Ed i soldi c'entrano fino a un certo punto, perchè la fortuna non si compra e son rimasti secchi anche quelli che non spendevano un soldo per volare, come il povero Delorme caduto lo scorso anno col CAP232 militare.
Quindi il problema è forse altrove. Nel tentativo di farmi una ragione dell'accaduto sono andato a scartabellare nelle scartoffie che ho accumulato dal 1993, anno in cui ho cominciato a seguire i campionati italiani ed internazionali, ed ho scoperto quello che in cuor mio già sapevo.
Ossia che gli aeroplani sono gli stessi di allora (il CAP232 ed il SU31 hanno debuttato nel 1993-1994), ma le sequenze per cui erano stati disegnati erano non molto più "dure" di quelle dell'Avanzata di oggi.
Allora la nostra "squadretta" (non perchè i nostri valessero meno, ma perchè gli altri erano davvero "squadroni") riusciva a incassare medaglie e piazzamenti combattendo ad armi quasi pari cogli altri, e la gente non si ammazzava in o attorno alle gare.
Erano i tempi in cui, con orgogliosa sicurezza, dicevamo che il modo più sicuro di fare acrobazia era farlo in gara, ed era effettivamente vero perchè invece negli airshows o nell'acrobazia "recreational" gli incidenti c'erano eccome, anche se attribuibili a cause diverse dalla difficoltà delle manovre. |